mercoledì 22 novembre 2023

Recensione a "Le trame del regno. This woven kingdom" di Tahereh Mafi

 


Genere: Fantasy
Editore: Fanucci Editore
Data d'uscita: 2 Maggio 2023
Pagine: 372
Prezzo: eBook 9,99 - cartaceo 14,36

 
 
 
 

Per il resto del mondo, Alizeh non è altro che un’umile serva, e non l’erede scomparsa dell’antico regno Jinn costretta a nascondere la sua identità. Il principe ereditario Kamran conosce le profezie che annunciano la morte del re, ma non può immaginare che la serva dagli occhi misteriosi, la ragazza che non riesce a togliersi dalla testa, sconvolgerà il suo regno e il mondo intero. E mentre gli animi si infiammano e la guerra divampa oltre le mura del palazzo, la posta in gioco diventa sempre più alta... 
 
 
 
 
 
 
 

ll fuoco era la sua anima, ma l’acqua era la sua vita; era tutto quello che le serviva per sopravvivere.

 

Come sostengo spesso, e chi mi conosce lo sa, i romance più difficili da recensire sono i fantasy. Di per sé contengono linee narrative generalmente più complesse, vi sono infiniti richiami al passato, un profluvio di nomi da ricordare e, come se non bastasse, risonanze con miti più o meno conosciuti, se non veri e propri retelling. Se poi questo genere si avvale anche di un world building sostanzioso e ben costruito, ovvio che il compito si riveli ancora più arduo. Stante la premessa, non avevo mai letto niente di quest’autrice, pur conoscendone l’indubbio successo editoriale. Come spesso accade, le suddette premesse si accartocciano su loro stesse in un batter d’occhio, per cui mi sono ritrovata a divorare, letteralmente, le quasi quattrocento pagine di questo primo volume per arrivare alla conclusione senza nemmeno accorgermene. Fin dalle battute iniziali siamo rapiti dalla figura della protagonista. Alizeh è giovanissima, lavora come serva presso casa Baz, avvezza alla fatica e ai mestieri più umili e faticosi; non si lamenta mai  anche se, al di là del lavoro massacrante che svolge, trascorre molte ore con ago e filo in mano a cucire modelli che riesce a vendere ad alcune dame per un prezzo inferiore a quello che i risultati meriterebbero. Si appropria della pagina come una regina, e non uso questo termine a caso, conducendoci negli spazi della sua mente e delle sue visioni che vivide ci appaiono davanti agli occhi. La scrittura è così incisiva da permetterci di sentire il gelo che le scorre instancabile nelle vene, da rendere palpabile persino quel velo che le copre il volto, la snoda, che tutti i servi sono costretti a indossare per distinguerli dalle caste agiate. Eppure quella barriera di tessuto, che ai più potrebbe apparire come una violazione della legittimità di mostrarsi, per lei è un’àncora di salvezza perché l’aiuta a celare quegli occhi cangianti che la renderebbero immediatamente riconoscibile come Jinn. 

 

Anche se apparentemente identici, i corpi dei Jinn erano stati forgiati dall’essenza del fuoco, donando loro certi vantaggi fisici; mentre gli umani, le cui origini erano nella terra e nell’acqua, venivano da sempre chiamati ‘Argilla’. I Jinn avevano accettato la creazione degli Accordi con un sollievo variabile, in quanto le due razze si facevano una guerra spietata da eoni, e anche se l’inimicizia tra loro restava irrisolta, tutti si erano stancati della morte.

 

Il tempo presente è di relativa pace, ma questo non le consente di poter vivere alla luce del sole; troppo tragico è il passato che le grava sulle spalle, sola dopo aver perso gli adorati genitori in un modo che si sospetta tutt’altro che casuale. Da anni affronta il freddo e il dolore, e anche se la resistenza della sua specie le dona capacità straordinarie queste, pena la morte, devono rimanere nascoste. Se da una parte un certo equilibrio è stato stabilito con gli Accordi di Fuoco e dunque vi è una parvenza di accettazione nei confronti del diverso, è anche vero che i poteri propri dei Jinn sono ancora considerati opera di quel diavolo che, nessuno lo può dimenticare, ha portato distruzione e morte fino all’avvento di una nuova era. Non voglio addentrarmi troppo nella storia di questa creatura, Iblees, perché toglierei a voi lettori il piacere di scoprire come la sua esistenza sia strettamente intrecciata con Alizeh stessa. Vi basti sapere che grazie a lui accede a una visione; un ragazzo bellissimo e sconosciuto s’infrange con la propria immagine contro il gelo della giovane, durante uno dei contatti che Iblees decide di stabilire con lei, fortunata destinataria di dolorose attenzioni ed estenuanti indovinelli.

 

Aveva sentito la sua voce prima di ogni morte, di ogni sofferenza, prima di ogni articolazione infiammata sulla quale si poggiava la sua vita reumatica. Solo quando si sentiva particolarmente tenera di cuore riconosceva un sospetto insistente: che le missive del diavolo erano in realtà una perversa sorta di gentilezza, come se pensasse di poter smorzare il dolore inevitabile con un avvertimento. Invece, il terrore lo rendeva spesso peggiore.

 

Ben presto si mettono in moto avvenimenti che sconvolgono il mondo grigio e faticoso della ragazza e lo fanno nel momento in cui dimostra di possedere quella caratteristica, la compassione, che i suoi genitori le hanno insegnato essere il più alto valore su cui improntare la propria esistenza. L’incontro con un ragazzino che tenta di ucciderla spinto dalla fame e che lei risparmia anche se potrebbe annientarlo con una mano sola, si rivela catalizzatore per le attenzioni di un uomo che si trova, per puro caso, a osservare la scena. E non è un uomo qualsiasi bensì Kamran, il principe ereditario tornato dopo mesi dai campi di battaglia perché richiamato a palazzo dal nonno Zaal, il re in carica di Ardunia. Il rapporto tra i due è controverso, e merita una digressione; Kamran è stato cresciuto dal nonno quando il padre gli è stato strappato via da piccolo, un nonno che è sempre stato un punto di riferimento per equità, giustizia, affetto nei confronti di quel delfino destinato a diventare un giorno il suo degno successore. Kaal è un uomo severo, ma coerente e il nipote è legato a un voto di obbedienza talmente stretto e radicato nel cuore da creare sofferenza nel momento in cui si trovano in disaccordo per le scoperte riguardanti una strana sguattera che forse è più di quello che dimostra. E allora le note stonate iniziano a scalpitare per uscire fuori, intessendo una musica che è ben lontana dall’essere una fiabesca composizione; quando il sangue pompa nelle vene a velocità impressionante e le imposizioni stringono come un laccio la gola del protagonista, non vi sono vie di uscita, ma solo un rapido scivolare nell’unica condizione possibile. La scelta, nel bene o nel male, è la bestia feroce che tutti gli aspiranti al trono devono prima o poi affrontare e adesso, per Kamran, non c’è più solo un esercito da comandare, quanto le redini di un paese da prendere in mano con ferma determinazione.

 

Dopo la morte di suo padre, Kamran aveva scoperto di poter essere sospinto nella vita da una singola emozione; coltivata con cura, cresceva intensa e vitale nel suo petto, come un organo sperimentale. Rabbia.  

 

È questo ciò che lo porta ad agire, lasciandolo indifferente alle facezie del mondo e della corte, prendendolo per mano per aiutarlo a trovare pace solo in mezzo ai suoi uomini, alla ricerca di una soluzione per il problema principale che da tempo affligge un immenso impero così fragile dietro l’apparente onnipotenza. 

 

 Ardunia era un impero formidabile–il più grande del mondo conosciuto–e la sua debolezza più grande era allo stesso tempo un segreto ben custodito e la fonte di un’immensa vergogna: stavano esaurendo l’acqua. 

 

 La guerra con Tulan, che non cede un millimetro di terra, fino  a questo momento è stata tenuta a bada, ma la corte e il popolo non conoscono i tumulti che smuovono le ombre, di cui Re Zaal è invece cosciente. Eppure, nonostante le preoccupazioni relative ai confini, Kamran e Alizeh, che paiono venuti dagli antipodi del mondo, riescono a incontrarsi, spezzando le catene logiche che sembravano aver creato un’impalcatura perfetta. Cosa può legare una misera serva al principe di Ardunia? Perché, nonostante gli ordini siano ben chiari e una profezia abbia parlato, Kamran non riesce a dimenticare quel volto celato che gli è rimasto impresso nella mente? Con l’ausilio azzeccato di una narrazione in terza persona, i capitoli si alternano incentrandosi di volta in volta sull’uno o sull’altra; l’assenza del punto di vista alternato non toglie niente alla profondità introspettiva della storia, perché il narratore ci accompagna dentro di loro, riuscendo a svelare in modo sistematico gli strati che adombrano entrambi. Se Alizeh si mostra per quello che è in modo poetico, ma diretto, il tono cambia quando è Kamran a trovarsi sotto le luci della ribalta. Per assurdo, tanto la giovane è certa di se stessa e del proprio retaggio, quanto il suo avversario è spesso lacerato in merito al ruolo che ci si aspetta che assuma, schiacciato dalle responsabilità che gli sono state imposte e da una generale noncuranza per tutto quello che non ha a che fare direttamente con le sue truppe.

 

Alla maggior parte della gente non veniva mai in mente che lo spirito compassionevole di Alizeh non derivava da una fragile ingenuità, ma da un feroce dolore. Non voleva sprofondare nei suoi incubi. Cercava invece, ogni giorno, di superarli. Eppure le sue offerte di misericordia non erano mai state accettate. Mai gli altri avevano messo da parte la loro oscurità abbastanza a lungo da permettere ad Alizeh di prendersi una pausa dalla sua.

 

Eppure, per un gioco del destino, ecco che i piani si stravolgono e le certezze crollano. Nell’assurdo  gioco in cui lei è preda e lui cacciatore, o almeno così sembra, i due non riescono a non intrecciare le loro vite, con la consapevolezza che quello che hanno sempre ritenuto dolorosamente sicuro forse adesso ha la possibilità di trasformarsi in altro. La solitudine, compagna di entrambi anche se in modi diversi, non sembra più così confortante quando, forse, trovano uno spiraglio cui aggrapparsi che li strappi da un giogo che pare immobile. I ruoli s’invertono per poi ridefinirsi. Kamran è abile, ma non conosce la portata del potere con cui ha a che fare; quella diciottenne delicata e bellissima è solo un frammento dell’essenza inestimabile che contiene. Alizeh è dura come il ghiaccio e bollente come chi ha nelle vene la prova tangibile di un amore inestimabile per l’universo, nonostante quest’ultimo le abbia strappato tutto. Chi può essere certo adesso di cosa li attende? Chi nel buio sussurra lame che spazzano via tutto ciò che fino allora si reggeva su principi immutabili? Mentre Zaal svela i propri piani a un nipote saldo nei propositi, ma distrutto nel dubbio, la città si prepara a un grande ballo dove il principe dovrà cercare la sua sposa. Cosa succederà quando tra gli invitati un enorme segreto verrà svelato? Quali i sacrifici da compiere perché i popoli in guerra possano tracciare un nuovo percorso di inclusione? Nello stesso modo, un livello più intimo, come è possibile accettare un sentimento nei confronti di chi è stato disegnato con colori che appartengono a un altro mondo?

 

Le sembrava così meravigliosamente concreto, così certo non solo di se stesso, ma del mondo che occupava. Alizeh, al contrario, si sentiva spesso come una nave alla deriva, sballottata in ogni tempesta, in grado di evitare a malapena il disastro ogni volta. Venne colpita, in quel momento, da uno strano pensiero: che non sarebbe mai naufragata se avesse avuto un’àncora del genere.   

 

Non si può naufragare quando trovi quel pezzo che s’incastra in modo perfetto con tutti i tuoi spigoli, con tutti i dolori che hai portato sulle spalle e le cicatrici che il tuo corpo non rivela perché le rifiuta. Eppure quello che è celato non è meno sfiancante, così come tedioso è il pensiero di aver deluso i propri genitori, tarlo che non abbandona mai la mente di Alizeh. Quanto è difficile vivere quando conosci almeno in parte il tuo destino e al tempo stesso scopri che tutta la tua esistenza è sospinta da un’altra corrente? La frammentazione della protagonista s’intreccia con quella di Kamran, in una danza in cui finalmente l’oscurità trova un rifugio, non perché vi sia luce, ma perché è accettata per quello che è, in tutte le sue molteplici sfumature.  

 

«Consumi i miei pensieri fin dal momento in cui ti ho incontrata» le disse. «Adesso, alla tua presenza, mi sento strano. Credo che prenderei la luna per te, solo per risparmiarti altre lacrime.»

 

Ho divorato ogni singola pagina di questo libro dove, oltre che intrecci sublimi e personaggi in stato di grazia, il ritmo è talmente elevato da non perdere mai un colpo. Il lavoro certosino sulla trama, sullo stile e non ultimo sulla traduzione, lo innalzano di certo al livello di uno dei fantasy più belli che mi sia trovata tra le mani. Non voglio ripetermi, ma è doveroso un accenno alla cura del testo, oltre che la splendida caratterizzazione di protagonisti e non, con una menzione speciale per Hazan e per quel ragazzino di origine fesht che strappa un sorriso ad Alizeh, rendendola ancora più umana nel compimento delle scelte che cambieranno in modo irrevocabile il corso della sua vita. Quindi, se ancora non è chiaro, questo libro voi dovete leggerlo, amici Magnetici. Proprio imperativo e senza tante sviolinate; se amate il fantasy ne apprezzerete certo la forza espressiva e la costruzione sensibile, soprattutto adesso che il mondo là fuori sembra volerci ricordare con toni risoluti che il diverso deve rimanere tale e distante, pena il crollo di un sistema che si avvale di regole talmente irrigidite da non essere nemmeno più riconoscibili come tali. Non vi è un cedimento e nemmeno un’imprecisione, mai, nel modo in cui la storia ti avvolge per trascinarti nelle sue spire di dolore e speranza e nel modo in cui ti spinge a credere che, anche quando tutto pare perduto, una nuova linea possa sempre essere tracciata, magari fatta di ghiaccio e sangue, ma comunque ineluttabile vigilia di una nuova alba.

 

 

 
 
 
 
 
Grazie alla CE per averci fornito l'eBook
 
 
 
 
 
 

Nessun commento:

Posta un commento