Declan McAvoy ha un solo obiettivo: mostrare ai reclutatori dell’NHL quanto vale, ottenere un buon contratto e riscattarsi così da una vita di povertà.
Nessuno dei suoi amici sa davvero della sua vita a Detroit prima della Westafall, né di sua madre e suo fratello, che vivono quasi in condizioni di indigenza: ha sempre avuto paura di raccontarlo, per non essere compatito o addirittura preso in giro.
E questo è ciò che lo lega subito a Poppy, la sorella del suo compagno di squadra a cui è più legato, perché anche Poppy è lì con una borsa di studio che copre a malapena le tasse. La fiducia tra loro potremmo ben dire che è immediata, vuoi per questa condivisione di vita vuoi perché a lei è stato dato l’incarico di intervistarlo per il giornale scolastico.
Declan si trova bene con lei, che lo ascolta senza giudicare, e che lo spinge a uscire fuori da quel guscio che si è creato.
«Mi fido di lei. Non so perché, non mi fido di nessuno, ma di lei sì.»
Poppy è la classica nerd che non ha mai avuto un ragazzo, non ha mai dato neanche un bacio, per cui una buona parte della storia è davvero un lento e progressivo avvicinamento fisico tra i due.
Quello che colpisce è che ogni volta Declan le chiede sempre se è d’accordo ad andare avanti, la aspetta, la rispetta: e quando tra loro ci saranno dei problemi, lui per primo ammetterà i suoi sentimenti in modo completo.
«La posta in gioco è altissima e la dolce Poppy è un rischio che non dovrei correre, ma da cui, in ogni caso, non riesco ad allontanarmi.»
La storia si sviluppa attraverso una serie di avvenimenti, che porteranno anche a incontrare i protagonisti dei volumi precedenti, in un modo compensativo che è tipico queste serie, ma senza essere pesante o troppo lungo.
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