lunedì 7 maggio 2018

Recensione a "Retribution" di Rebecca Harper




Editore: Self publishing
Data d'uscita: 26 aprile 2018
Pagine: 200
Prezzo: 2,99





 


Ho sofferto e sono risorta dalle mie ceneri. Corrosa dall’odio ma fortificata nel dolore.
Ho scalato i vertici della piramide celandomi dietro un nome fittizio. Adesso il potere è nelle mie mani e avrò la mia vendetta.
Nathan Barrett è l’ultimo tassello di un puzzle doloroso e insanguinato. Un puzzle durato un decennio che finalmente sto per risolvere.
La cella è pronta, i suoi aguzzini lo attendono. Tutto è organizzato alla perfezione, manca solo l’interprete principale di questa storia di morte e tormento che non vedo l’ora di poter raccontare.
Finché uno sguardo azzurro come il cielo non incrocia il mio, facendo crollare tutte le mie certezze come un castello di carte.
Mi chiamo Elena Ramirez, ma in molti mi conoscono come Pedro Medina, e questa  è la mia storia. 








Elena è una donna forte che ha costruito il suo futuro su basi viscide e dolorose, scegliendo di non arrendersi alle violenze, ma di combattere e punire ogni singola persona si sia macchiata dell’episodio più doloroso di tutta la sua vita.
Il carattere dominante di questa protagonista è il risultato di anni di lavoro su se stessa, di dieci lunghi anni in cui il fine ultimo sta per essere completato. Una donna privata dei sentimenti, ma con una mente lucida e calcolatrice che farebbe invidia a molti personaggi maschili dominanti, una donna che tiene in mano la situazione in maniera egregia e fredda fino a che non guarda attraverso quello specchio e vede lui. La sua ultima vittima, l’ultimo pezzo di un puzzle doloroso e insanguinato che sta per essere completato.
Inerme, come gli altri; ferito, come gli altri; annientato, come gli altri; umiliato, come gli altri… ma Nathan non è come gli altri, in lui c’è qualcosa che Elena nota nel suo modo di agire che non la fa vacillare subito, ma che la incuriosisce e mina pericolosamente il suo proposito finale. Tutto il mondo che lei si è costruita si sgretola fra le sue mani e dentro il suo cuore quando lo guarda negli occhi e non trova quello che vorrebbe trovare.



La scrittrice riesce ad immergere il lettore nelle emozioni dei protagonisti, da donna posso dire di essere stata partecipe delle emozioni di Elena, dalla sofferenza iniziale alla rinascita e alla sua evoluzione in giustiziere. Non me la sono sentita mai di condannare le sue azioni, nemmeno quando si sono fatte più efferate o mendaci, nemmeno quando ha palesemente sbagliato o ha omesso dei particolari. Perché Elena può.
Nathan è un cucciolotto (un cucciolotto killer di professione), lo adoro! Ingenuo al punto giusto e quando si accorge delle sue debolezze è troppo preso per poterle ritenere preoccupanti. Non vacilla mai nelle sue idee, ha un carattere forgiato dalla violenza derivata da una adolescenza sbagliata che si è intrecciata, pericolosamente, con quella di lei nel momento peggiore. È un duro, ha superato momenti molto brutti e affronta la prigionia con fredda lucidità, a differenza di come possa sembrare, valutando ogni sua mossa. Davanti ad Elena la sua volontà si arrende, percepisce che c’è qualcosa di sbagliato in lei, che non è quello che dice di essere, ma a lui non interessa.



E qui mi fermo…
Che dire, catturata dalla prima riga, ogni frase entrava nella mia testa come le immagini di un film, vivide e a colori. Poche scrittrici riescono a farti vivere un libro come se le immagini ti scorressero davanti, senza fare molta fatica, così spontaneamente da soffrire e gioire, da sentire gli spruzzi dell’acqua gelata o il caldo della febbre.
Chiunque abbia letto aspetta un seguito con la spettacolare Rachel ed Esteban… e, perché no, io voglio anche la storia di Kenton… 






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