Genere: Romance
Editore: Book Tribu
Data d'uscita: 20 Maggio 2023
Pagine: 226
Prezzo: eBook 4,95 - cartaceo 19,00
Miriam è una donna che ha tutto quello che potrebbe desiderare, tranne l’amore. Damiano è un uomo schivo e solitario: occhi magnetici, un fisico prestante e uno scomodo tatuaggio che gli copre l’avambraccio. Complice una scommessa, i due si ritrovano a incrociare la medesima strada, e quella nata per scherzo si trasforma in una relazione che sembra avere tutti i requisiti per durare. Ma il destino, a volte, disegna percorsi inaspettati. Davanti a un bicchiere di birra, Damiano conosce Manuel, il collega della sua Miriam, e chi doveva somigliare a un rivale si trasforma in ben altro. In una torrida Bologna, i destini di tre persone si intrecciano come in un graffito dai molteplici significati: linee, curve, colori che si fondono gli uni con gli altri, alla ricerca della sfumatura perfetta. Tra amplessi sfrenati e gelosie che divorano cuore e mente, la storia di un uomo e di una donna che inseguono un sogno di felicità. Dove niente e come sembra, e la verità preme sottopelle impaziente di venire alla luce, come un tatuaggio che non vuole saperne di scomparire. Nuova edizione completamente rivista, con contenuti inediti de "I resti del mio cuore".
Oggi voglio iniziare questo percorso in modo diverso dal solito, cari amici Magnetici, ponendo innanzitutto l’accento sulla prefazione: c’è una frase, nelle pagine di Linda Bertasi, che mi ha fatto suonare un campanello nella testa, alla ricerca di un motivo per cui avrei dovuto intraprendere un percorso dentro la prigione del nostro io più profondo perché, anche da una fessura, per quanto sottile, può sempre filtrare quel raggio di luce che porta alla libertà.
Leggendo la sinossi del libro mi aspettavo tutt’altro e sono rimasta piacevolmente sorpresa dal fatto che la storia avesse in sé una ragion d’essere diversa. Una Bologna frizzante ci accoglie e ci fa conoscere Miriam, intraprendente giornalista sportiva, e Valentina, che con lei lavora nella redazione di TV OGGI. A causa di una scommessa tra le due, Miriam inizia a frequentare un vecchio compagno di università, che all’epoca aveva destato l’interesse dell’amica, con cui intreccia una relazione quasi immediata. Fin qui, direte voi, niente di strano. E invece Miriam si offre sfacciatamente al lettore per quello che è, attraverso il suo punto di vista, e lo fa prendendo su di sé la responsabilità di incarnare milioni di donne, anche se può non piacere e ci lascia l’amaro in bocca.
Il suo problema non era mai stato conquistare un uomo, bensì tenerselo stretto. La sua vita era costellata di storie finite male; conosceva qualcuno, si frequentavano per qualche mese e, quando lei chiedeva di più, lui se la dava a gambe. Ormai, era convinta che dipendesse dall’insana tendenza a buttarsi a capofitto in ogni storia, senza prima aver salvaguardato il proprio cuore. A ogni epilogo, la sua autostima subiva un duro colpo, e l’orgoglio le impediva di cercare conforto nelle persone che le erano vicine.
Non è una mangiatrice di uomini, sia chiaro: è una donna normale ed è in questa sua normalità che analizza sia i fallimenti che gli schemi comportamentali a causa dei quali diviene al tempo stesso vittima e carnefice.
Miriam era la numero uno, nel dimostrare di riuscire a prendersi ciò che voleva. Una volta catturata e ammansita la preda, però, il potere passava automaticamente nelle mani di quest’ultima, che poteva decidere in tutta tranquillità se restare chiusa nel castello di carta che lei aveva costruito, oppure uscire a farsi un giretto con l’opzione di non tornare più.
Damiano in questo non fa eccezione. È solo un uomo, per giunta nemmeno troppo interessante e attraente di primo acchito, che rappresenta una sfida. Vedere con gli occhi del cuore o con quelli della mente sono due cose diverse e Miriam le confonde, iniziando la caduta in una spirale d’inadeguatezza e perdita di fiducia. Non è un caso che, durante una conversazione illuminante, qualcuno le faccia notare che ha perso smalto in questa storia, costruita in primis nella sua testa e di cui ha deciso di servirsi per alimentare i propri sensi di colpa. Eppure, non è illusa. Miriam conosce i meccanismi con cui opera il suo pensiero così come li conoscono i personaggi principali che le ruotano attorno. Damiano nasconde un passato pesante e di dolore mentre lei non ha altrettante ferite con cui fare i conti: non sa come salvarlo, in quel maledetto schema in cui cade la mente femminile a volte, perché lui non può essere salvato se non dalla consapevolezza di accettarsi per quello che è. Questo non le impedisce di auto infliggersi una serie infinita di domande, spesso basate su presupposti sbagliati, con cui costruisce e distrugge scenari illusori.
«Se non volesse essere aiutato? Se dovessi semplicemente accettare che lui è così, e che ci sono delle cose che non mi dirà mai?».
Era consapevole che fosse sbagliato colpevolizzarsi di ciò che non dipendeva da lei ma, in un punto remoto della sua testa, dominava la convinzione che se si fosse impegnata di più, se fosse stata più accomodante, gli uomini non sarebbero fuggiti.
Era la storia della sua vita. Più loro si sottraevano, più lei li rincorreva.
Quanto suonano fastidiose queste parole? È così perché a moltissime donne, durante la vita, è capitato di trovarsi in questa condizione, magari più di una volta. Mettersi in discussione non è sbagliato se il fine è imparare e crescere: per farlo, spesso l’aiuto esterno è fondamentale. Per assurdo Damiano, che pare una tartaruga attaccatissima al proprio carapace, sarà il primo a prendere consapevolezza di quanto sta vivendo con lei: ha amato davvero una volta sola nella vita e non è stata una donna. Nonostante questo, ha imposto a se stesso e al proprio cuore di seguire una strada diversa, spinto dai sensi di colpa e dalla rabbia nei confronti di un padre che resta un mistero e una madre iperprotettiva che non ha voluto vedere quello che il figlio stava vivendo. Il dramma familiare continua a far sgorgare sangue da ferite mai rimarginate e dunque sempre pronte ad infettarsi per effetto della paura: Damiano è completamente solo e vive un’esistenza che ricalca il percorso tracciato per lui da qualcun altro. Poco importano i successi professionali quando il malessere aumenta, perché non vi è pace per chi decide di ignorare i propri desideri. Miriam non è la chiave per la sua anima, ma si presta involontariamente ad esserlo quando gli presenta un collega, Manuel.
Manuel rappresenta tutto quello che Damiano non è: felice del proprio lavoro, sereno, consapevole di quello che ama e, infine, in pace con la propria omosessualità. Non è un caso che io indichi questo aspetto per ultimo e non perché sia irrilevante, ovvio. Ma farei un torto a Manuel, per me il personaggio più bello del libro, se mi limitassi a ridurre la sua storia al suo orientamento sessuale, perché non è solo questo. Nel marasma di sentimenti contrastanti in cui si muovono sia Miriam che Damiano, lui è l’isola di quiete, il compagno ideale per lunghe passeggiate in montagna, il bellissimo ragazzo dagli occhi azzurri che guarda il mondo attraverso una lente e, da subito, vede chiaramente Damiano. Laddove quest’ultimo è ombre e scontrosità, Manuel è luce e coraggio: ha fatto delle scelte precise nella vita per essere felice e le difende.
«Non c’è nulla di male ad ammettere che quello che facciamo non ci rende felici e che ciò per cui abbiamo tanto faticato, non ci soddisfa.»
Damiano chinò il capo e chiuse gli occhi. «Dio, è così imbarazzante» gemette.
«Perché? Il fatto che tu abbia dei dubbi non significa che butterai all’aria la tua professionalità» precisò l’altro. «Hai appena detto che tendi a essere molto scrupoloso.»
Le contrapposizioni non finiscono qui, in un’altalena di eventi che si succedono. Miriam appare sempre più come un fantasma, annullata nel tentativo di dare forzatamente un senso alla loro storia, mentre Damiano è già andato oltre, spezzando per la prima volta e almeno in parte, quelle catene con cui si è imprigionato. Ed è qui il punto nevralgico del libro per me: non importa quanto gli altri possano essere stati determinanti nella definizione del nostro carattere e delle nostre inclinazioni. Alla fine l’unico nemico è il proprio Io, con cui sia Miriam che Damiano devono lottare e convivere: per trovare la forza di andare oltre a quello che pensano di meritare e spiccare il salto, le persone esterne saranno fondamentali, certo, ma accadono nel momento esatto in cui devono accadere. Così come Manuel è la controparte luminosa di Damiano, anche Paolo, vecchio amico di Miriam con cui quest’ultima ha avuto una storia adolescenziale, lo è. Entrambi sono centrati, mentre Damiano e Miriam vengono sballottati dalla propria impotenza. Il senso di disagio di non essere dove si vorrebbe, con persone che tolleriamo a malapena, è una voragine che scava nel petto di ognuno e loro ne sono consapevoli: quante volte ci sarà capitato di provare le stesse identiche sensazioni quando, ligi ad un dovere che ci siamo imposti, soffriamo per le catene che abbiamo avvolto intorno ai nostri polsi? Quanto ci è piaciuto essere martiri? Questo ci chiede, tra le righe, il romanzo, attraverso le voci disperate dei protagonisti.
C’era una vocina nella sua testa che continuava a ripetere: forse c’è qualcun altro là fuori, per te; forse, questa vacanza è arrivata troppo tardi; forse, qualcosa si è rotto.
Ma le rotture sono necessarie affinché qualcosa di nuovo prenda forma e mi piace pensare che in realtà, nel caso di Damiano e Miriam, tutte le fratture siano state ricomposte con l’oro, come nella tecnica del Kintsugi, e che ogni pezzo sia andato esattamente dove doveva essere per brillare ancora di più.
Grazie alla CE per averci fornito l'eBook







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