Tra mura antiche, segreti e rigide regole, un Dark Academia pronto a sedurvi!
È bastata una notte per rovesciare l'esistenza privilegiata di Aurora Welsh e decretare la sua clausura. Dalle feste con gli amici e gli ottimi voti passa al totale isolamento, all'Our Lady of Mercy: una prigione di stampo cattolico mascherata da prep school in cui gli studenti vengono piazzati dai loro facoltosi genitori per espiare colpe, imparare l'educazione rigida dei ricchi o rimanere nascosti da chi non desidera avere una delusione tra i piedi. Ora, sola e priva di qualsiasi appiglio, vaga in un ambiente sconosciuto senza null'altro da perdere se non la propria coscienza. Eppure proprio lì, tra i corridoi austeri dell'Our Lady of Mercy, si nasconde quella che si rivelerà la sua più grande tentazione. Vietata. Indecente. Totalizzante. Con il professor Fleming cedere è inevitabile. Perdersi anche. Zachary Fleming è un professore autoritario, esigente, eppure rispettato da studenti e colleghi. Però dentro di sé cova un tormento invisibile e rivangare il passato per lui porterebbe alla luce fantasmi che devono restare incatenati. Così ogni settimana Zach tenta di esorcizzarli nel solo modo che conosce: di nascosto nella sua stanza, in compagnia delle sue Lady of Shadows. Nessuno lo sa. Nessuno nemmeno sussurra. Ma lui sprofonda ogni giorno di più nel peccato, nel ricordo e nel dolore, almeno fino a lei. Quando Aurora mette piede nella sua scuola, Zachary capisce subito che rappresenterà la sua rovina: una Lady perfetta, uguale al suo ideale eppure… infinitamente diversa. Resistere è impossibile, i suoi demoni lo spingono a indulgere, a osare, a irretirla, perché la passione non si può arginare e l'appagamento del loro bisogno vale ogni rischio. Le catene che imprigionano i fantasmi di Zachary, però, sono destinate a spezzarsi e liberare verità in grado di scaraventare lui e Aurora in un vortice ancora più buio. Si può conoscere amore se l'unico insegnamento ricevuto è la perversione?
Aurora Welsh viene rinchiusa in collegio, e non uno normale, ma uno con solidi e referenziati valori religiosi in cui, secondo il padre, potrà espiare la colpa di essere una figlia ribelle che poco si adatta alla sua immagine di politico con una famiglia modello alle spalle. In realtà di famiglia ce n’è rimasta ben poca visto che la moglie è morta e la figlia èstata vittima suo malgrado di una sorta di revenge porn che potrebbe minare pesantemente le sue aspirazioni politiche. Poco importa se il comportamento ribelle della figlia è una esasperata ricerca di attenzione che la ragazza gli manifesta ma che lui, volutamente si suppone, ignora a favore della carriera.
Mio padre c’è, anche se in realtà non c’è mai stato. Non nel modo che conta, quanto meno. Non sono mai stata affar suo, non si è mai occupato veramente di me, della mia educazione, del mio essere, di chi stavo diventando. Ma è una presenza costante quando si tratta di intervenire e scombinarmi tutto, a gamba tesa, senza delicatezza o comprensione. Per mio padre non importa il processo, per August Welsh l’unica cosa che conta è non perdere la faccia.
Quando penso a collegio cattolico, sarà l’età, ma a me viene in mente quello con le suore cattive che montano la guardia ai dormitori e la messa obbligatoria la domenica. In realtà qui di suore pare nonessercene ma di affascinanti professori di letteratura sì: Zachary Fleming. L’esimio professor Fleming in realtà nasconde parecchi traumi del suo passato e da essi trova sollievo solo perpetrando all’infinito lo schema di sottomissione che a lui fu imposto, o forse no, ai tempi della sua giovinezza da una professoressa dello stesso istituto. In realtà la relazione incestuosa intrapresa con la professoressa era consenziente da ambo i lati, ma per ragioni di becero moralismo religioso la colpa fu addossata interamente a lui…a mio parere per fare un angolo servono due lati ma tant’è.
Questo trauma lo ha talmente segnato che a trent’anni ancora ne porta le conseguenze definendosi un malato con una ossessione di controllo nei rapporti con l’altro sesso e ovviamente la sua attenzione viene immediatamente calamitata dalla nuova allieva del collegio, Aurora appunto.
Sono la sua studentessa, e lui è il nostro professore, ma in qualche modo son diventata affare suo, anche se non so ancora spiegare perché. Sono diventata per lui qualcosa di cui occuparsi.
Leggo parecchi libri, molti di questi sono dark e non mi sento di definire allo stesso modo anche questo, certo le atmosfere cupe di una chiesa possono darci uno sfondo, ma i personaggi, a mio parere ovviamente, non hanno sufficienti ragioni per essere incasellati in questa tipologia.
Sembra venga fatto uno sforzo, a mio parere eccessivo, nel farci sembrare questi personaggi più cupi di quello che sono in realtà e questo a tratti li banalizza. Chiaramente ogni trauma ha un impatto sulla vita di chi lo vive, e per esperienza personale so quanto la perdita di un genitore in giovane età sia impattante, ma proprio per questo fatico a immedesimarmi nel comportamento di Aurora. Allo stesso modo trovo che il senso di colpa che Zac rivolge a se stesso sfoci nell’esageratomasochismo.
La costruzione basata sulla differenza di età e sulla posizione insegnante-allieva ha sicuramente il potenziale di attrarre le lettrici ma fin da subito i confini sono sfocati e lì forse risiede il proibito che spesso le lettrici cercano in un libro, ma dietro al brivido deve esserci anche sostanza altrimenti il castello cede sotto la pressione di aspettative troppo alte quali forse erano le mie.
Questo libro aveva un buon potenziale e delle belle vibes che però non sono state sfruttate fino in fondo, forse per timore di andare troppo oltre? O forse semplicemente perché a chi lo ha scritto e penso anche a tante altre persone questo libro andava bene esattamente così.
Non fraintendetemi, cari Magnetici, scrivere tutto bene di un libro è spesso molto facile, a volte quello che ci condiziona è l’età, i gusti, le esperienze vissute o i tanti libri letti che contribuiscono a formare un gusto personale dove magari si tende a notare alcune cose piuttosto che altre o ad essere più critici verso un romanzo piuttosto che un altro, come è avvenuto in questo caso.






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